The Witcher Gioco di Ruolo: quando i dadi incontrano i cacciatori di mostri

Che la saga di libri firmata Andrzej Sapkowski sia diventata un fenomeno di massa è innegabile, considerato il successo dovuto soprattutto alla componente videoludica, che a novembre 2018 ha visto rilasciare un nuovo gioco ambientato nello stesso mondo, ma staccato rispetto alla trilogia che ha come protagonista Geralt di Rivia. Qualche mese prima, ad agosto, viene però pubblicato il gioco di ruolo cartaceo che porta lo stesso nome: un prodotto che, guardando il marchio al quale è ispirato, si vede carico di aspettative dagli appassionati. In Italia la localizzazione è stata presa in mano da Need Games, che ne ha iniziato la distribuzione durante il Lucca Comics & Games.

Fonte Need Games

Prima di passare alle nostre opinioni, è bene farne una descrizione – non tutti quelli che leggeranno questo articolo potrebbero averlo sentito nominare, o magari non hanno ancora avuto modo di farsene un’idea.

Il sistema di gioco:

Quello di The Witcher Gioco di Ruolo non è un sistema creato ad hoc, ma invece si tratta del sistema Fuzion, che nasce nei primi anni 2000. Questo sistema prevede l’utilizzo di d10 e d6, e prevede una dettagliata lista di abilità che permettono di coprire un ampio numero di possibilità. Quando un giocatore effettuerà una prova, sommerà al tiro di dado sia il valore dell’abilità in questione che quello della statistica associata.

The Witcher Gioco di Ruolo funziona esattamente così. Ci sono poi molte sfaccettature, in quanto:

  • i giocatori possono scegliere una classe tra quelle disponibili e specializzarsi in un vero e proprio albero di abilità esclusive per ottenere capacità particolari;
  • viene spiegato nel dettaglio il sistema di creazione, che permette di realizzare utensili, armi e composti alchemici di vario tipo;
  • il combattimento è studiato in modo che ogni personaggio possa vedere dove colpisce il suo bersaglio, l’entità delle ferite causate e, se possibile, anche le conseguenze che ne derivano;

Certamente un così alto livello di dettaglio lo rende un sistema molto macchinoso, che però dopo un poco entra in circolo e diviene via via più spontaneo.

L’ambientazione:

In generale, quella di The Witcher è un’ambientazione medievale dalle tinte cupe e violente, dove molte volte quello che si vede non rispecchia la realtà, oppure rappresenta solo la parte più superficiale delle cose. In una regione del mondo nota comunemente i Regni Settentrionali, coesistono diverse minacce, prima tra tutte forse quella dei mostri: esseri di ogni tipo si sono riversati nella nostra realtà da altri mondi, insieme alla magia, in seguito ad un evento comunemente noto come la Congiunzione delle Sfere. Mentre razze come elfi e nani (ma non solo) si vedono in numero sempre più ridotto e costretti a vivere in veri e propri ghetti all’interno delle varie città, gli umani hanno sviluppato la professione dello strigo (che diventa witcher nella versione inglese), ovvero il cacciatore di mostri che ricorre a diverse sostanze mutagene per modificare il proprio organismo ed addirittura migliorarne le prestazioni. Queste persone subiscono delle vere e proprie mutazioni, tanto da essere etichettati come mutanti e, per questo motivo, visti essi stessi come mostri; non a caso questi sono temuti e tenuti a distanza quando di passaggio, ma la situazione non migliora poi così tanto quando vengono assunti per liberarsi di qualche mostro scomodo.

Tanto per aggiungere altre brutte cose, da sud c’è la minaccia dell’inesorabile avanzata dell’impero di Nilfgaard, i cui soldati dalle divise nere marciano per annettere sempre più territori.

– A sud sono state avvistate pattuglie che portano sulle loro bandiere lo stemma di Nilfgaard.

– Milfgaard? Ahahah!

Quello di The Witcher è quindi un mondo fatto di paura verso il diverso, di razzismo, di guerra, di violenza e di raggiro; si tratta di un’ambientazione che conferisce eguale importanza al combattimento e alla politica, in quanto spesso e volentieri si va avanti sopravvivendo ed avendo i giusti contatti.

Tornando al gioco di ruolo cartaceo, per comodità, si può dire che è ambientato tra il secondo e il terzo capitolo della saga videoludica, quindi tra Assassins of Kings e Wild Hunt. Scendendo però nei dettagli, si pone in un periodo di forte tensione politica in quanto si è conclusa da poco la Seconda guerra nilfgaardiana (e sta per scoppiare la terza, cosa sospettata e temuta da molti); si tratta di una scelta fatta per offrire ai giocatori un ambiente ricco di spunti e di difficoltà, perché molte volte le minacce appaiono come briganti, mercenari e pattuglie di soldati dalle armature nere, oltre che mostri. Anzi, in un clima di odio e paura come questo, la parola mostro assume un significato molto ampio.

La mia impressione:

Chi mi conosce sa che sono di parte, e che quello creato da Sapkowski è uno dei miei universi fantasy preferiti, ed è il motivo per cui ho acquistato una delle copie messe in vendita a Lucca – leggi “ho rotto le scatole ai miei amici per farmene comprare uno mentre io ero a Trieste a lavorare”.

La grande quantità di dettagli permette di entrare nel profondo del gioco, partendo dai background dei personaggi, che ho apprezzato tantissimo soprattutto perché li abbiamo stabiliti in maniera casuale, ed anche perché in situazioni di combattimento abbiamo avuto modo di vedere elementi realistici e sanguinosi come un ventre squarciato o traumi cranici – quelle cose che solitamente sono lasciate a discrezione del narratore e che non hanno un vero e proprio nel gioco. Di contro però c’è da dire che è un gioco che richiede un attento studio da parte di tutti i giocatori prima di essere portato al tavolo: non solo questo fa ricadere meno lavoro sul narratore, che quindi potrà calare con maggior facilità gli altri partecipanti nell’atmosfera che il gioco crea, ma anche perché il giocatore deve possedere tutta una serie di informazioni necessarie allo svolgimento di un gioco che verte così tanto sulla propria ambientazione.

Agli occhi del giocatore che non ha una vera e propria infarinatura di questo mondo, sembrerà un qualsiasi dark fantasy medievale dove nomi strani tendono a mescolarsi tra loro; chi invece ha già apprezzato i libri o i videogiochi avrà molte più possibilità di apprezzare il gioco, sentendosi nominare luoghi, eventi o personaggi che ha già avuto modo di sentire in passato.
Questo è il mio pensiero in seguito ad alcune sessioni dove ho affrontato il gioco in maniera molto leggera e spensierata, notando però questa serie di piccoli difetti (se mi passate il termine) man mano che il gioco progrediva – e ammetto che molti errori sono venuti anche da parte mia. Nonostante tutto è un gioco che voglio portare ai miei amici (sì, quelli coi quali la mamma mi diceva di non ruolare) e che nonostante le sue difficoltà so che può divertirmi ed appassionarmi allo stesso modo dei libri e dei videogiochi.

– Ma tu hai uno stiletto o un pugnale?

– Sì!

Posso quindi concludere dicendo che nonostante il gioco abbia delle meccaniche complesse dovute alla sua incredibile quantità di dettagli, a me piace, e consiglio a tutti di studiarlo bene prima di giocarci per apprezzarlo al meglio. Basta che non confondiate il cielo con le stelle riflesse di notte sulla superficie di uno stagno…

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Informazioni su francescosacchi

Non sono un powerlpayer, il background lo faccio prima della build.

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